Una rivoluzione? La castità prematrimoniale!

 

Lungi dall’essere una proibizione, l’astensione temporanea dai rapporti intimi, risponde alle vere esigenze del cuore umano

 

di Andrea D’Ettorre

 

L’Ottimista – Giovedì 25 Novembre 2010 

 

Da una seria osservazione degli ultimi accadimenti nella realtà odierna e nella storia, limitandoci anche soltanto alle vicissitudini del secolo appena trascorso, un dato emerge con chiarezza: i giovani, nel bene o nel male, sono mossi da ideali grandi. Reclamano un’istruzione migliore, una maggiore giustizia sociale ed una politica attenta alla loro vita piuttosto che alle questioni “di Palazzo”.

 

All’interno di questa gioventù, tuttavia, vive un nucleo ancora più rivoluzionario, perché ha iniziato la rivoluzione a partire dalla propria vita, dalla propria esperienza più intima: quella dell’amore. Mi riferisco a quei giovani ed, in particolare, a quelle silenziose, ma sempre più numerose, coppie di giovani fidanzati che hanno fatto una scelta decisiva per la loro vita affettiva: vivere la castità prematrimoniale. Questi giovani non sono extraterrestri catapultati nella nostra società ma esseri umani; anzi, hanno deciso di vivere la loro umanità fino in fondo e vogliono viverla proprio laddove questa si esprime alla massima potenza: nell’amore.

 

Sono ragazzi che hanno deciso di opporsi fermamente a quella strisciante ideologia che sta insidiando la nostra cultura e che vuole brutalmente banalizzare l’affettività: l’equazione amore = sesso. Quando loro parlano di amore si riferiscono all’Amore vero, quello con la “A” maiuscola. Vi è un conflitto acutissimo tra il sentore comune, quello che i media quotidianamente ci propinano, il frutto marcio di rivoluzioni sessuali più che discutibili, e questa loro scelta; la vera rivoluzione, tuttavia, la stanno facendo loro. Tale conflitto valoriale lo si avverte ancora di più allorché si ascolta parlare di castità invocando lo spauracchio del “divieto dei rapporti prematrimoniali”, come se la castità fosse un sinonimo di tale divieto e niente più.

 

Il nocciolo della questione risiede proprio in questo fraintendimento, perché la castità è molto di più: la castità è una virtù. La castità ha un valore propedeutico necessario per la comprensione dell’amore vero. Proprio per questo ci viene prontamente suggerita dal Magistero della Chiesa. La castità è quell’energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo. Il sesso svincolato da un contesto di donazione totale e completa di sé all’altro diviene un animalesco esercizio fisico, mosso da pulsioni egoistiche, che conduce ad una reificazione del proprio partner. La castità prematrimoniale, che implica per i fidanzati la continenza fino al matrimonio, è una virtù che eleva l’uomo; viene suggerita, non per mortificare la coppia, ma perché fa bene e promuove la comprensione dell’immenso valore del matrimonio.

 

L’esperienza ci dice che il sesso prematrimoniale è, in verità, “antimatrimoniale”. Il sesso unisce, crea un legame molto intimo col partner e, poiché ciò accade più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si indebolisce: aumentano drasticamente, al contrario, le chance di un futuro fallimento della coppia. L’attesa, invece, fortifica il legame tra i fidanzati perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l’uno con l’altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo.

 

Questa attesa, questa “fatica”, viene sacrificata (etimologicamente sacrum facere: “rendere sacro”) per amore, facendo comprendere che ci si vuole bene in modo autentico ed affascinante: nella coppia ci si stima molto di più quando si è sciolti dai lacci delle pulsioni egoistiche del mero piacere. Il sesso prematrimoniale, inoltre, è intrinsecamente deleterio per quella stagione della vita che è il fidanzamento. Questo periodo è un tempo di verifica della scelta della persona da amare. Ebbene, il rapporto prematrimoniale rischia spesso di annebbiare tale scelta perché, se lascia insoddisfatti, porta a concludere che si è incompatibili, quando magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, invece, il rapporto intimo soddisfa, può celare alcune incompatibilità pronte ad emergere dopo il matrimonio. I fidanzati ancora non si appartengono.

 

A tal proposito, è bellissima una considerazione di don Giussani che afferma: “Per amare veramente una donna occorre un distacco: adora di più la sua donna un uomo che la guarda ad un metro di distanza, meravigliato dell’essere che ha davanti, quasi inginocchiato davanti ad essa, o quando la prende? No! No, quando la prende, finisce”.
Solo il matrimonio suggella la completa e definitiva donazione di sé all’altro e, quindi, solo allora si giustifica quella più intima e profonda donazione di sé che si concreta, soprattutto, nella potenzialità procreativa dell’atto sessuale.

 

Ciò che più ha stimolato questi giovani a tale scelta d’amore risiede tuttavia nei frutti che la castità procura. La castità richiede, anzitutto, ai fidanzati che acquisiscano e mantengano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che vivano una perfetta padronanza di sé: l’autodominio. La castità esige un continuo sforzo ma, grazie al suo benefico influsso, i fidanzati sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita di coppia i beni della serenità e della pace ed agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro, aiuta gli amanti a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei doveri reciproci.

 

La castità è, in definitiva, la chiave di volta di un amore vero; e poiché l’amore vero risponde intimamente alle esigenze del cuore umano, la castità stessa è un bisogno intimo ed insopprimibile dell’uomo. Molti giovani ne hanno compreso la preziosità e l’hanno sperimentata. Questi giovani vogliono essere uomini veri, uomini vibranti d’umanità!